Perchè non c’è una legge europea sui WHISTLEBLOWERS?

LuxLeaks, Panama Papers e Paradise Papers: negli ultimi anni gli scandali di corruzione finanziaria all’interno dell’UE sono sempre più frequenti.

Niente sarebbe venuto allo scoperto senza l’opera di ricerca e denuncia dei cosiddetti whistleblowers, quelli che in italiano sono noti come informatori.

 

 

 

 

Daphne Caruana Galizia, la giornalista maltese uccisa durante un attentato terroristico in ottobre in seguito alle sue rivelazioni relative ai Panama Papers, era una di loro.

Due settimane fa al Parlamento Europeo è stata inaugurata una sala stampa in suo nome. Gesto sicuramente simbolico, ma che perde di rilevanza se si pensa che con una protezione adeguata potrebbe essere ancora in vita.  

 

 

E c’è di più. Dopo aver denunciato le attività illecite dell’agenzia di consulenza fiscale PrincewaterhouseCoopers, protagonista dello scandalo LuxLeaks del 2014, i due ex dipendenti Antoine Deltour e Raphael Halet sono stati condannati al carcere e al pagamento di pesanti sanzioni pecuniarie, proprio in seguito alle denunce relative ai comportamenti illeciti dell’azienda.

I due sono ricorsi in appello: in caso di assoluzione da parte della corte del Lussemburgo, lo status di “informatore” potrebbe veramente iniziare ad essere riconosciuto a livello europeo, e determinare così conseguenze di tipo giuridico.

 

 

Al momento infatti non esistono provvedimenti giuridici in ambito europeo che garantiscano l’effettiva protezione degli informatori, ma le cose potrebbero cambiare.

 

Lo scorso ottobre il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione relativa alle misure legittime per proteggere gli informatori che agiscono nell’interesse pubblico quando divulgano informazioni riservate di imprese e organismi pubblici.

 

 

L’obiettivo del documento è incoraggiare l’opera di denuncia di comportamenti illeciti e casi di corruzione finanziaria, assicurando la protezione giuridica degli informatori.

Come?

Garantendo il diritto all’anonimato e punendo le aziende che attuano ritorsioni nei loro confronti. Ad esempio, a queste potrebbe essere negato il diritto di godere dei fondi europei, e gli potrebbe essere impedito di stipulare contratti con le amministrazioni.

 

 

Adesso la palla passa alla Commissione Europea, invitata dal Parlamento a presentare entro fine anno una proposta di legge vera e propria per l’istituzione di un quadro normativo europeo in materia. Non ci resta altro che aspettare.

 

Alice Masoni per Europhonica