L’UE vuole riformare le regioni transfrontaliere.

Nell’idea di cooperazione che l’Unione Europea porta avanti da sempre rientrano finalmente anche le regioni transfrontaliere.

Territori di confine dall’enorme potenziale ancora totalmente inespresso, che contano circa 150 milioni di cittadini.

 

 

 

 

Come l’Euregione Tirolo- Alto Adige-Trentino che uniscono Italia e Austria, o la Galizia-Norte che unisce la Galizia spagnola al nord del Portogallo.  

Le euregioni producono circa un quarto del Pil dell’Unione, e sono una miniera di risorse che aspetta solo di essere utilizzata.

Per questo la commissaria alla politica regionale Corina Cretu, ha annunciato un piano della Commissione Europea per migliorare l’accesso al lavoro, ai servizi pubblici e a creare imprese nelle regioni trasfrontaliere per accelerarne la crescita.

 

 

La Commissione nominerà un gruppo di esperti che sarà in grado di fornire consulenza ai governi dei Paesi membri per incrementare la cooperazione tra territori confinanti.

Tra le idee che la task force dovrà rendere concretamente applicabili c’è la creazione di tariffe comuni per i biglietti dei mezzi pubblici, la costruzione di collegamenti ferroviari  mancanti e il riconoscimento reciproco di delle qualifiche professionali e dei programmi di studio. Riforme necessarie per i tanti pendolari che vivono in uno Stato Ue ma lavorano in quello confinante.

 

 

Il programma non parte da zero, ma prende come esempio uno dei territori che la Commissione Europea intende valorizzare: stiamo parlando della regione frontaliera italo-slovena di Gorizia, Nova Gorizia e Sempeter, per cui è stato anche istituito un GECT, sigla per “gruppo europeo di cooperazione territoriale”, che si occupa della gestione comune di energia, logistica, trasporti urbani, sanità e ambiente.  

 

 

Ad aiutare gli esperti che diventeranno membri della task force interverranno anche ulteriori progetti di gestione, gli “interreg”, che si occuperanno di eventuali ostacoli amministrativi e di verificare l’efficienza dei servizi pubblici.

L’Italia parteciperà attivamente a 19 programmi Interreg fino al 2020 e vanterà la presenza di un capofila italiano in metà dei 636 progetti già approvati.

 

Elena Fratto per Europhonica