La bolla di Bruxelles è scoppiata sul PROBLEMA MIGRANTI

 

“Expats” e “Migrants”.

Due scritte comparse una settimana fa ai piedi delle scale mobili di tre stazioni metro di Bruxelles. Non semplici indicazioni, ma due accessi diversi e separati per le due categorie di “stranieri” che sembrano abitare nella capitale d’Europa.

Le scritte sono opera del collettivo C.R.A.P. (Cultural Resistance Activist Platform). Una provocazione per denunciare il diverso trattamento che Bruxelles sembra riservare ai suoi abitanti non autoctoni.

 

 

 

 

“Expats” è il termine usato per riferirsi a chi lavora nelle istituzioni e che spesso sembra vivere in una sorta di microcosmo parallelo.  

I funzionari dell’UE e le loro famiglie infatti possono contare sull’accesso a scuole e servizi sanitari gratuiti riservati e le istituzioni stesse hanno al loro interno lavanderie, palestre e perfino supermercati.

Secondo le testimonianze raccolte dalla giornalista olandese Gabriella Adèr nel gennaio 2017 e riportate anche da “Politico”, per gli stessi funzionari UE è difficile uscire dalla “EU bubble”: anche al di fuori degli orari di lavoro la maggior parte di loro si trova a frequentare gli stessi ristoranti, gli stessi bar, le stesse feste, che di solito non sembrano andare oltre i confini del quartiere europeo.

Tradotto, se gli expats non riescono a integrarsi con gli altri abitanti di Bruxelles, allora non riusciranno neppure a fare il loro lavoro, cioè fare gli interessi dell’UE e dei suoi cittadini.

 

 

Bruxelles non è solo “patria” degli expats, ma anche una delle capitali europee più “gettonate” dai “migrants”.

In questo caso, il trattamento speciale sembra non esistere.  È vero, la città offre servizi di assistenza a rifugiati e richiedenti asilo tra i più avanzati in Europa, ma il trend positivo sembra si stia invertendo.

Proprio in queste settimane l’attuale segretario di stato all’asilo e all’immigrazione del Paese Theo Francken ha proposto un provvedimento che autorizzerebbe la polizia a perquisire le abitazioni di chi ospita i richiedenti asilo senza permesso di soggiorno. 

 

 

Anche a Bruxelles infatti sono sempre di più le persone che decidono di accogliere temporaneamente i richiedenti asilo presenti sul territorio. Questo vale soprattutto per coloro che si accampano nella zona di Parc Maximilien, area periferica della città vicino ad una delle maggiori stazioni ferroviarie.

Se il provvedimento venisse approvato, i cittadini che ospitano i migranti potrebbero addirittura essere accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

 

Sono già in molti ad essersi opposti al disegno di legge: i cittadini hanno organizzato manifestazioni di protesta e anche il sindacato dei magistrati ne ha denunciato l’incostituzionalità perché contrario al principio di inviolabilità del domicilio sancito dalla costituzione belga.

Nell’attesa che il parlamento decida se approvare la legge, una domanda sorge spontanea: quando comparirà la scritta “humans” nelle stazioni metro di Bruxelles?

 

Alice Masoni, per Europhonica