Germania, grande coalizione o elezioni?

Quando il cuore produttivo e politico dell’Unione europea non trova una maggioranza per creare un nuovo governo, significa che in fin dei conti gli euroscettici un po’ ci avevano preso: prima la Brexit, poi le minacce elettorali targate Wilders e Le Pen, infine le clamorose difficoltà post-elezioni della Germania di Angela Merkel.

La cancelliera, che ha raccolto l’8,5% dei voti in meno rispetto alle politiche del 2013, ha incassato il no di liberali e verdi, che forse miravano a cariche troppo strategiche: il leader liberale Lindner, tanto per cominciare, aveva chiesto di presiedere il ministero della finanze.

Un ruolo, per intenderci, appartenuto a Wolfgang Schäuble, per il grande pubblico lo storico braccio destro e compagno di partito della Merkel, per gli addetti ai lavori colui il più grande sostenitore dell’Austerity.

Angela Merkel

Troppo per Angela, che con Lindner non condivide nemmeno la linea sulle politiche migratorie, figuriamoci l’assetto economico e finanziario della nuova e fragile Ue.

Così la Germania è clamorosamente incappata in un bivio: indire nuove elezioni o trovare un’altra coalizione.

Il leader liberale Lindner

La prima ipotesi è stata smentita dalla Merkel stessa: “L’Europa ha bisogno di una Germania forte” ha detto.

La Germania forte, quindi, per poter tornare a rendersi credibile agli occhi dell’Ue, ha scelto di intavolare una trattativa con i principali competitors delle ultime urne: i socialdemocratici di Schulz, uno che con l’Europa ha una certa confidenza.

German Chancellor Angela Merkel and Martin Schulz

L’ex presidente del Parlamento Europeo dopo giorni di rifiuti ha finalmente aperto a una possibile  trattativa.

Anche se il segretario del partito, Hubertus Heil, non ha specificato se l’intenzione sarebbe quella di formare una grande coalizione o appoggiare un governo di minoranza.

E, anche fosse, quali sarebbero i programmi comuni riguardanti immigrazione, finanza, lavoro e austerity. In Germania, come in Europa.

Tanti dubbi, una sola certezza: per la prima volta la più grande economia europea, il più grande contribuente alla spesa continentale, è stato risucchiato dall’incertezza popolare nei confronti dell’Ue e nelle sue istituzioni.

Antonio Megalizzi per Europhonica