EU PILL. #SolidarityWithPolishWomen: le donne che salveranno la Polonia.

 

Era l11 novembre 2016, giorno della festa nazionale della Polonia, quando 60 mila neo-fascisti marciavano a Varsavia per una “Polonia bianca e cattolica” e calpestavano, insultandole, 12 donne sedute in mezzo alla strada con uno striscione che recitava “Faszizm stop”.

 

 

 

 

Dopo la guerra e il totalitarismo sovietico; dopo la riscossa nazionale guidata dal sindacato Solidarnosc e l’entrata nell’Unione Europea nel 2004, da pochi anni la Polonia ha virato a destra.

L’ondata nazionalista e populista ha portato al governo, con il 43 % delle preferenze, il PiS, Prawo i Sprawiedliwosc, tradotto Diritto e Giustizia, partito di destra ultraconservatore, clericale e euroscettico guidato da Jarosław Kaczynski, di cui fa parte anche il primo ministro Mateusz Morawiecki.

 

 

La stretta autoritaria del governo ha colpito anche la legge sull’aborto in vigore dal 1993.

Quella legge autorizza l’aborto solo in caso di stupro, minaccia alla vita della donna e grave malformazione del feto.

Ma negli ultimi due anni il governo e la Chiesa polacca hanno cercato di limitare ancora di più la libertà di abortire.

Nel 2016 il governo ha presentato una proposta che avrebbe permesso l’interruzione volontaria di gravidanza solo nei casi in cui la vita della donna fosse a rischio.

In quell’occasione le donne, vestite di nero, di qui il nome di “black protest”, sono scese nelle piazze del Paese, sostenute da altre donne in tutto il mondo. Influenzata dalla protesta popolare, la Camera bassa del Parlamento aveva respinto il disegno di legge.

 

 

In questi giorni, le donne polacche scendono di nuovo in piazza contro un ennesimo tentativo, sostenuto dai vescovi polacchi, di far passare in parlamento una legge ancora più restrittiva sull’aborto, vietandolo anche in casi di malformazione del feto.

Attualmente a Varsavia 9 aborti autorizzati su 10 riguardano proprio i casi di malformazione del feto: eliminare questa circostanza significherebbe di fatto vietare l’aborto nel Paese.

Questa volta le manifestanti non hanno agitato degli ombrelli neri come nel 2016, ma delle grucce, simbolo delle migliaia di aborti praticati clandestinamente, con delle grucce in alluminio appiattite, di quelle che si usano nelle lavanderie.

 

 

Ogni anno, si sfiorano i 200.000 aborti clandestini, il che significa che il 90 % degli aborti avviene clandestinamente con gravi conseguenze per la vita e la salute delle donne.

E tante associazioni formate da donne sono scese in campo a fianco delle donne polacche.

Come la “Federazione per le donne” capeggiata da Krystyana Kacpura, il Kongres Kobiet (Congresso delle donne) e il Professional Women Network diretti entrambi dalla giornalista Dorota Warakomsk, l’associazione Women on Waves, il collettivo Manifa.

 

 

Queste associazioni si battono ogni giorno per l’accesso ai diritti fondamentali, per la parità uomo-donna e contro la discriminazione sul lavoro – tema portante delle battaglie del Professional Women Network – per la pianificazione familiare e i diritti sessuali, sostenuti in particolare da Women on Waves,  per la sicurezza della donna, per la cultura femminista in un Paese ultra conservatore come la Polonia.

E ancora, tra le tante rivendicazioni del Kongres Kobiet, la partecipazione attiva delle donne in politica e la rivalorizzazione della democrazia che in Polonia sta perdendo significato.

 

 

Clara Stevanato, per Europhonica