EU PILL. Eu for dummies: Italia e UE, storia di un grande (dis)amore

 

La storia d’amore dell’Italia con l’Unione Europea comincia come tante; non ci si conosce bene, ma si è disposti ad investire in un progetto comune.

L’Italia infatti è tra i paesi fondatori della CECA, assieme a Francia, Germania e paesi del Benelux.

Perchè una penisola con scarse riserve di carbone e acciaio sceglie di unirsi a dei paesi con cui non condivide neanche la regione geografica?

 

 

 

 

La risposta la dà il presidente del consiglio democristiano Alcide De Gasperi che dopo la seconda guerra mondiale considerò necessario per la ripresa dell’economia italiana unirsi alla creazione della CECA per riabilitare la reputazione dell’Italia nel contesto internazionale.

Il felice matrimonio fu celebrato il 25 marzo 1957 in Campidoglio, con l’istituzione della Comunità economica europea.

Non tutti sanno però che anche in questo caso l’Italia ha svolto un ruolo chiave.

 

 

Infatti nell’estate del 1955 le negoziazioni stavano andando a rilento e alcuni stati si stavano tirando indietro. Fu grazie a Gaetano Martino, il nostro ministro degli affari esteri al tempo, che la situazione si risolse.

Li invitò tutti a casa sua a Messina e fra un piatto di pasta con le sarde e una granita raggiunsero il compromesso che avrebbe permesso due anni dopo di fondare la CEE.

 

 

La fase della luna di miele tra Italia e Unione Europea è durata decenni, infatti gli italiani sono stati a lungo tra i più europeisti del continente.

L’Italia e l’Europa sono cresciute assieme e sono state vicine durante la crisi economica degli anni ‘70 tanto che nel 1985 a Milano il Consiglio Europeo gettò le basi per aumentare ancora di più l’integrazione con la creazione del mercato unico europeo.

Il rinnovo dei voti di matrimonio a trent’anni di distanza è stato fatto convocando una conferenza tra capi di governo che portò all’Atto Unico Europeo, gettando le basi per un’ulteriore l’integrazione politica avvenuta nel 1992 col trattato di Maastricht.

 

 

In ogni relazione però c’è un momento di crisi, che nel caso della nostra con l’UE coincide con l’introduzione dell’Euro. Da molti è stata vista come una forzatura.

L’Italia ha dovuto fare molti sacrifici per poter entrare a far parte dell’Eurozona, e inoltre il nostro paese non rispettava completamente i parametri di Maastricht, necessari per adottare la moneta unica.

La situazione dell’Europa è stata poi aggravata dalla crisi finanziaria, ma sta di fatto che gli italiani non amano l’Euro.

Nel sostegno alla moneta unica siamo i meno fiduciosi dell’eurozona. Pure Grecia e Regno Unito hanno una visione meno negativa di noi, e i dati scendono di anno in anno, assieme all’aumento dello scetticismo verso l’UE in generale.

 

 

Gli italiani si sentono trascurati dall’Unione, il 64% pensa che la loro voce non conti in Europa.

Sembra assurdo, se pensiamo che l’Italia in parlamento europeo ha 73 eurodeputati, solo Francia e Germania ne hanno di più.

Inoltre a capo delle istituzioni europee gli italiani non mancano. Abbiamo Federica Mogherini come alto rappresentante, Mario Draghi alla Banca Centrale Europea e Antonio Tajani presidente del parlamento europeo.

 

 

Questa storia di odio e di amore finirà con un divorzio? Solo i prossimi anni, e il risultato delle elezioni ci farà capire in che direzione ci stiamo muovendo.

Un dato che fa sperare però è che metà degli italiani sono ottimisti sul futuro dell’Unione.

La “porta sul Mediterraneo” per ora rimane aperta.

 

 

Sonia Curzel per Europhonica