EU PILL. Cambridge analytica e Facebook. Come si protegge l’Europa?

 

Antonio Tajani ha invitato Mark Zuckerberg a Bruxelles per chiarire l’utilizzo dei nostri dati personali.

Lo ha scritto in un post su Facebook, il modo migliore per rivolgersi al colosso della Silicon Valley.

 

 

 

 

 

Sono giorni complicati per Zuckerberg.

Guardian e New York Times hanno svelato nuovi dettagli su informazioni che in realtà si sapevano da tempo. La società di marketing online Cambridge Analytica ha usato dati di circa 50 milioni di utenti che potrebbero aver interferito su diverse elezioni.


La società è finanziata da persone vicine alla destra americana.

Ha avuto come vicepresidente Steve Bannon, ex consigliere personale di Trump. È sospettata di essere complice del RussiaGate.

 

 

Ancora non sappiamo quanto abbia inciso sulla campagna del tycoon statunitense o sulla brexit.

Sappiamo, però, che Cambridge Analytica si era autodenunciata a Facebook per la diffusione dei dati a società terze.

Facebook da allora ha cambiato le regole della raccolta dati. Ma la società è stata sospesa solo dopo la denuncia dei giornali americani.

Il caso Cambridge Analytica porterà una crisi all’interno del social network?

Sarà lo sprone per regolamentare una volta per tutte i colossi del web?

 

 

Il Parlamento Europeo vuole sostenere la proposta della Commissione Europea: istituire una webtax.

Una tassa indirizzata a tutte le società con fatturato globale sopra ai 750 milioni di euro. Un’aliquota che potrebbe generare 5 miliardi di euro di entrate aggiuntive.
Secondo l’agenzia di stampa britannica Reuters, attualmente, le grandi società digitali eludono ogni anno al fisco europeo circa 70 miliardi di euro.

 

 

Questa webtax però, dovrebbe essere soltanto una misura temporanea in attesa di una soluzione a lungo termine: un nuovo meccanismo fiscale che imponga alle grandi società digitali di pagare le tasse nel paese dove questi sono effettivamente generati e non in paesi terzi con una minore imposizione fiscale.

Ma parlare di soluzione a lungo termine sembra un po’ utopico, visto che la tecnologia corre sempre troppo veloce rispetto alle leggi.

 

 

In ogni caso, prima di entrare in vigore, la webtax dovrà essere approvata dal Parlamento Europeo, e all’unanimità, dai governi del Consiglio dell’Unione Europea.

Tra gli altri ci sono anche Irlanda e Lussemburgo, due paesi con un’imposizione fiscale molto bassa che hanno ottenuto vantaggio da questa situazione.

Voteranno a favore?

 

 

Zuckerberg, dal canto suo, ha ammesso le sue responsabilità.

Dopo qualche giorno di silenzio, mercoledì scorso si è scusato e ha detto che c’è ancora molto lavoro da fare.

Ha anche fatto sei promesse per riconquistare la fiducia dei propri iscritti, come ad esempio informare le persone sull’uso improprio dei dati e limitare i dati forniti quando un’app si collega a Facebook.

Risponderà anche a Tajani?

Caterina Moser per Europhonica