Cosa fa l’UE per garantire il controllo sull’esportazione delle armi?

 

L’Unione Europea sommando i suoi stati esporta il 26% del totale mondiale di armi nel mondo, siamo secondi agli Stati Uniti con il 33% e prima della Russia che è al 23%.

 

 

 

 

Cosa facciamo per gestire questo mercato?

L’Unione ha una posizione comune sul controllo dell’esportazione delle armi, che è un accordo giuridicamente vincolante a livello regionale. Prevede in particolare che non si possano esportare armi in paesi in cui vengono sistematicamente violati i diritti umani, con la riserva dello strumento dell’embargo in caso di necessità.

 

 

 

È il caso delle relazioni con la Cina, infatti è dal 1989, dopo gli avvenimenti di piazza Tienanmen, che non dovremmo vendere loro armi.

In pratica però la posizione presa a livello di Unione dà dello spazio di manovra agli stati.

Francia e Regno Unito in particolare hanno interpretato la decisione in modo abbastanza discrezionale non includendo alcuni tipi di armi e continuando gli scambi nonostante l’embargo a livello comunitario.

 

 

 

Al momento non esistono controlli uniformi sull’esportazione di armi dell’Unione Europea, ma il problema del controllo di questo tipo di commercio è diventato un tema urgente, anche considerato il peso della nostro ruolo sulla scacchiera internazionale.

In una direttiva approvata in Parlamento nel settembre scorso gli eurodeputati hanno chiesto controlli e sanzioni più severe per gli stati che non rispettano le linee guida europee e soprattutto più trasparenza.

Infatti a oggi 20 stati su 27 non hanno fornito informazioni complete sul loro commercio estero di armi. Le richieste avanzate per risolvere questa situazione sono controlli più rigidi, rivedere i criteri per l’esportazione in modo che siano più ampi e dettagliati e sanzioni per gli stati che non li rispettano.

 

 

Il controllo dovrà essere non solo su cosa viene esportato e dove, ma anche un controllo post spedizione per sapere per cosa le armi vengano usate.

 

All’alto rappresentante Federica Mogherini è stato inoltre richiesto di attivarsi per applicare l’embargo verso l’Arabia Saudita a causa delle violazioni dei diritti umani in Yemen.

L’Arabia Saudita è attualmente il maggior importatore di armi europee.

 

Sonia Curzel per Europhonica