BREXIT: prima fase dei negoziati conclusa. Cosa succederà ora?

Un primo passo avanti è stato fatto, mettiamola così. 

Dopo mesi di trattative serrate, è stato raggiunto un accordo sulla BREXIT.

Tutto finito? Non proprio.

Per ora si è conclusa la fase uno, quella sui termini della separazione, mentre è ancora tutto da scrivere il capitolo sui futuri rapporti fra Gran Bretagna e Unione Europea.

La Commissione europea ha giudicato sufficienti i progressi raggiunti in questa prima fase di negoziati; la palla passa ora al Consiglio europeo che nel vertice del prossimo 15 Dicembre sarà chiamato a confermare o meno la valutazione positiva su tali progressi: se la risposta dei 27 sarà affermativa la Commissione avrà il via libera per passare alla fase due, quella dei negoziati sulle relazioni future.

 

 

Ma cosa prevede questo primo abbozzo di accordo? 

Primo punto essenziale è quello sui diritti dei cittadini. Gli europei che si trovano nel Regno Unito e i britannici che sono nei 27 Paesi Ue manterranno gli stessi diritti di oggi.

Queste disposizioni si applicheranno non solo a chi si trasferirà entro il 29 marzo 2019, data in cui la Brexit diventerà realtà, ma varranno anche per il periodo transitorio, che dovrebbe durare circa due anni. Per quanto riguarda la giurisdizione, la premier britannica Theresa May dice che saranno competenti le corti del Regno Unito, che applicheranno il diritto britannico.

La Corte di giustizia europea manterrà comunque il suo ruolo di “ultimo arbitro nell’interpretazione della legislazione dell’Unione”; i giudici britannici potranno rivolgersi ad essa per questioni interpretative “entro 8 anni” dall’entrata in vigore delle norme sui cittadini.

Il governo britannico si è inoltre impegnato a garantire gli impegni finanziari presi sull’attuale bilancio pluriennale, che si estende fino al 2020, quindi anche dopo la Brexit.

L’accordo non contempla la quota che il Regno Unito dovrà versare, ma soltanto la metodologia per calcolarla. Le stime parlano di una cifra che dovrebbe aggirarsi attorno ai 60 miliardi di euro. 

L’ultima questione è quella più controversa, che infatti ha bloccato le trattative nelle ultime settimane; stiamo parlando del confine irlandese.

È stato garantito che non ci sarà una frontiera «rigida» tra Irlanda e Irlanda del Nord, nel rispetto degli accordi del Venerdì Santo; Irlanda del Nord ed Irlanda, quindi, dovrebbero applicare in teoria le stesse regole per quanto riguarda mercato unico e unione doganale.

Londra però, essendosi impegnata ad uscire dal mercato unico dopo la vittoria del leave alla consultazione referendaria del giugno del 2016, vuole evitare la creazione di una frontiera interna, quindi andrà trovata una soluzione che, al momento, non c’è e non sembra nemmeno facile individuare.

Allo stato attuale, se non dovessero intervenire altri accordi, il Regno Unito si impegna a mantenere il pieno allineamento alle regole del mercato interno e dell’unione doganale; quindi Londra potrebbe essere costretta a dover rispettare ancora le regole decise a Bruxelles dagli altri 27 Stati.

Lorenzo Pelucca per Europhonica