Anche il Regno Unito ha il suo #METOO

Negli Stati Uniti la scorsa settimana protagonista del web e dei social è stato l’hashtag #metoo, che ha portato numerose donne a uscire allo scoperto e a denunciare molestie avvenute in passato da parte di colleghi o datori di lavoro.

 

 

 

 

Non ci è voluto molto perché questa ondata si diffondesse oltreoceano e arrivasse di preciso a Westminster, dove un gruppo di donne ha condiviso inizialmente su Whatsapp storie di molestie sessuali da parte di membri del parlamento.

Un’attivista dei Labour, Bex Bailey, in particolare, ha denunciato di essere stata stuprata ad un evento organizzato dal partito nel 2011 ma è stata scoraggiata a parlarne perché avrebbe potuto danneggiare la sua carriera. Altre donne si sono fatte avanti portando allo scoperto molestie, commenti e abusi fisici avvenuti in passato e trattati con leggerezza o ignorati una volta denunciati.

 

 

Nella rosa di nomi coinvolti nello scandalo ci sono il ministro del commercio Mark Garnier, Damian Green, Stephen Crabb, e il ministro della giustizia Dominic Raab, ma la “lista nera” contiene i nomi di almeno 13 deputati.
È coinvolto nella denuncia anche il segretario alla difesa Sir Michael Fallon, che si è in seguito dimesso ammettendo di non aver avuto una condotta adatta alla sua posizione in passato.

 

 

 

 

Il primo ministro inglese Theresa May ha definito lo scandalo inaccettabile e ha assicurato tolleranza zero per i ministri e parlamentari coinvolti.
Ha anche invitato il parlamento a discutere un piano di azione per affrontare la questione delle molestie a Westminster, e ha nominato un nuovo ministro alla difesa, il 41enne Gavin Williamson, una decisione inaspettata e contestata dagli altri parlamentari, causa la sua inesperienza in questo campo.

 

Sonia Curzel per Europhonica